La sfida educativa, a cura del Comitato per il progetto culturale CEI, Bari, Laterza, 2009

Il volume curato dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana riflette sull’educazione nell’attuale contesto sociale. Esso ha come obiettivo quello di cogliere gli aspetti fondamentali dell’educazione tenendo conto del contesto odierno segnato dalle dinamiche di mutamento di costumi e tradizioni che hanno inciso profondamente sul processo di socializzazione e formazione delle nuove generazioni e sul modo di interpretare tale processo.
La Chiesa italiana, nel suo appello sull’attuale ‘emergenza educativa’, ha segnalato ripetutamente la significativa importanza della nuova sfida per il coinvolgimento in primis dell’uomo e della nostra stessa civiltà. In questo doveroso richiamo essa non è da sola : anche gli ambiti fondamentali come la famiglia e la scuola, fra gli altri, sono chiamati a collaborare insieme per mettere al centro la persona valorizzando la sua umanità.
Il testo inizia con la prefazione del Cardinale Camillo Ruini in cui viene evidenziato come l’educazione, oggi, sia diventata un problema, anzi di più: una «sfida» alla quale tutti siamo chiamati in causa perché siamo in qualche modo attori dello stesso processo educativo. Contrariamente, un atteggiamento ‘neutrale’ implicherebbe, in fondo, la ‘sterilizzazione’ della proposta educativa, la non assunzione delle nostre responsabilità e la non trasmissione dei criteri fondanti della educazione dei nostri figli.
Nel Rapporto-proposta, così appositamente chiamato, tutto mira ad offrire agli educandi «un’autentica formazione della persona, che comporti una buona capacità di orientarsi nella vita, di trovarvi significati e motivi di impegno e di fiducia, rapportandosi agli altri in maniera costruttiva e non smarrendosi davanti alle difficoltà e alle contraddizioni».
Il senso della «proposta» che sorregge il Rapporto ha un decisivo principio antropologico: la formazione del soggetto autenticamente umano. Ed è una riflessione sulla realtà esistenziale e socio-culturale dell’uomo d’oggi alla luce dell’antropologia e dell’esperienza cristiana in cui un’attenzione primordiale viene riservata alla famiglia, alla scuola e alla comunità cristiana; vale a dire a quei soggetti primari dell’educazione da una parte, e dall’altra agli ambiti della vita sociale che indubbiamente influiscono nei processi educativi, come il lavoro, l’impresa, i media, lo spettacolo, il consumo, lo sport. Ambiti tutti che hanno a loro volta bisogno di educazione per esplicitare al meglio tutta la loro valenza umana e sociale.
Il testo incalza sulla necessità di non limitarsi a una prospettiva settoriale di educazione, né alla sola valutazione sulle metodologie pedagogiche, ma avverte l’esigenza del recupero della visione antropologica ed essenziale del fatto educativo che trova fondamento nello sviluppo dell’esperienza umana.
Il volume, lungo i diversi capitoli e le differenti tematiche trattate (che sono, appunto: l’idea di educazione, la famiglia, la scuola, la comunità cristiana, il lavoro, l’impresa, il consumo, i mass media, lo spettacolo, lo sport), è ricco di spunti per la riflessione, adatti ad una lettura meditata. Viene continuamente rinnovata la centralita` della persona, «dell’apertura della sua intelligenza e capacità critica; della sua libertà da congiungere con la sua responsabilità; anche della sua capacità di soffrire: è importante far crescere una persona con la capacità di affrontare le difficoltà della vita».
Lungo i capitoli si descrive il disagio di una cultura che per troppo tempo ha trascurato di coltivare il fondamento umano che la costituisce. E prevalgono così l’insoddisfazione e il senso di vuoto esistenziale, lo sradicamento dei legami più sacri e degli affetti più degni, la fragilità delle persone, la precarietà delle relazioni e, persino, anche la sfiducia, sino ad arrivare all’odio di sé.
In questo senso, viene segnalato con forza che la crisi dell’idea educativa attuale è la sintesi di una stanchezza della nostra cultura, che si manifesta come deficit di speranza e di volontà di futuro dovuta ad una prevalenza della dimensione individuale e del desiderio di autorealizzazione che oggi conta più del bene comune. In questo contesto, dunque, ne va dell’idea che abbiamo dell’uomo, della sua libertà e del futuro stesso della nostra civiltà perché se lasciati a loro stessi, gli individui sono destinati a cadere vittime dei propri desideri senza fine.
È per questa ragione che l’educazione è considerata il cardine della vita sociale e per la sua attuazione viene messa in evidenza l’importanza della figura dei maestri autorevoli, capaci di insegnare, di trasmettere una tradizione, ritenuta degna di essere tramandata e per la quale, essendo considerata un bene, è giusto esigere rigore, fatica, disciplina e fiducia nel futuro.
L’intero processo educativo va, dunque, valorizzato nel suo aspetto generativo, vale a dire nella «umanizzazione della persona» per risvegliarla e orientarla alla capacità di comprendere il vero, di volere il bene, e di agire con il massimo della sua libertà.
Tutti gli adulti sono chiamati ad essere autorevoli con il compito essenziale e delicato di svolgere una funzione di coerenza e responsabilità. In famiglia, il compito dei genitori nell’educazione dei figli è quella di svolgere una ‘cura responsabile’. La famiglia ha un valore aggiunto per essere essa stessa ‘scuola di umanità’, generatrice di uomini per la società. Essa è il luogo dove il soggetto fa esperienza affettiva e morale elementare, basilare, dove sperimenta che vale e che ha valore per se stesso. L’uomo può amare, e amerà gli altri se è stato amato per quello che è. L’educazione fondamentale è, pertanto, sia intellettuale che affettiva.
Per quel che riguarda la scuola, il Rapporto-proposta della Cei ci ricorda che anche il suo apporto è di importanza capitale. Si va a scuola per essere aiutati a nascere umanamente, socialmente e culturalmente. Sin dalla scuola dell’infanzia, così come in quella primaria fino al termine della secondaria superiore, si ha bisogno di maestri che abbiano autorità e valori da tramandare. In essa, l’insegnante non può limitarsi a trasmettere solo dei saperi, ma egli è chiamato a mettere in movimento le energie segrete del cuore dei suoi alunni, affinché non si lascino trasformare e rimpicciolire dal gioco delle pulsioni indotte dall’esterno, ma, passando attraverso le singole conoscenze e le singole esperienze, sappiano guardare con meraviglia e senso critico alla realtà che li circonda.
La comunità cristiana, dalla sua parte, ha come finalità l’evangelizzazione, il compito di testimoniare con le parole e con i gesti la fede nel Vangelo e di mostrare a tutti l’amore di Dio.
Ma l’annuncio del Vangelo non può essere dissociato dalla causa dell’uomo; la socialità che si matura in parrocchia attinge alla visione della vita cui essa si ispira: valori cristiani, ma anche valori semplicemente umani, come l’amicizia, la responsabilità, la libertà, la lealtà, il rispetto, la legalità, il prendersi cura del più debole, la solidarietà. Questi valori si imparano non perché di essi si sente parlare, ma perché in questo ambiente sono testimoniati, sperimentati, vissuti. Inoltre, è uno dei contesti nei quali adolescenti e giovani possono portare le loro domande di senso.
Un altro ambito fondamentale di socializzazione e quindi formazione ed educazione è il lavoro, così come l’impresa. Le trasformazioni attuali mettono in gioco una visione antropologica ed etica del lavoro, prima ancora che le sue dimensioni tecniche economiche o politiche. È necessario, quindi, aver chiaro il carattere antropologico del mercato e dell’impresa come espressione della libera iniziativa dell’uomo. Il Rapporto enfatizza che l’educazione al lavoro si condensa in un programma triadico e relazionale: umanizzare il lavoro, umanizzare se stessi nel lavoro e umanizzare gli altri attraverso il lavoro. Per il cristiano, l’umanizzazione è tale quando avviene in sintonia con la santificazione anche di queste realtà.
Un’attenzione particolare va rivolta verso i mass media e l’utilizzo indiscriminato – e ancor di più, non vigilato dagli adulti – che ne fanno i giovani anche a tenera età. È bene rilevare che il mondo televisivo, per esempio, non è semplicemente il riflesso del mondo reale, ma il più delle volte ne presenta un’immagine distorta, più violenta e pericolosa. Questo comporta un irreversibile disincanto dell’immagine degli adulti; il bambino ha bisogno, invece, di credere nei genitori e negli adulti per crescere con una personalità equilibrata e per poter instaurare relazioni fiduciarie con gli altri.
L’ultimo capitolo del Rapporto, dedicato allo sport, è un capitolo pieno di speranza. In esso si riflette sul ruolo dello sport, che – essendo metafora della vita stessa – consiste nell’educare al valore della vita attraverso una competizione virtuosa.
Agli sportivi e ai maestri di discipline fisiche va chiesto di essere ben di più che i maestri di un gesto tecnico o gli allenatori di una capacità fisica. Il segreto per vincere questa gara, cioè l’educazione della persona nella sua dimensione umana, risiede in cinque azioni fondamentali:accogliere, orientare, allenare, accompagnare e dare speranza.
Per concludere, è bene riprendere le premesse che stanno alla base di questo Rapporto-proposta e ribadire, quindi, che la sfida che abbiamo di fronte è soprattutto culturale. In effetti, la grande sfida culturale della nostra epoca sarà quella di ripartire da un’idea precisa di quale uomo e quale società civile vogliamo promuovere.
A questo fine, viene segnalata la necessità di potenziare il ruolo della comunità educante, e di promuovere una sorta di patto educativo tra famiglia, scuola, parrocchia, associazionismo e territorio. Un patto che preveda un percorso dal doppio binario: uno a favore dei ragazzi, finalizzato alla loro educazione e crescita, e uno volto a sostenere e promuovere la funzione e il ruolo genitoriale, ma anche degli insegnanti.
La relazione del bambino con i genitori e con gli altri adulti basato sulla fiducia è fondamentale. A questo proposito si può ricordare che nella pedagogia e in ogni forma di apprendimento sociale ha sempre avuto un ruolo fondamentale l’esempio che è la cosa più comprensibile e più coinvolgente. Ne siano consapevoli o meno, i genitori costituiscono dei modelli per i loro figli, gli insegnanti per i loro allievi, i lavoratori anziani per i più giovani. Questo aspetto permette di identificare il senso profondo di ogni rapporto educativo per la natura imitativa dei valori incorporati.
E poiché l’anelito di ogni persona è la ricerca della Verità, della felicità e di un benessere interiore, questo anelito deve trovare una risposta coerente. Agli uomini e alle donne di oggi viene chiesto, in definitiva, di ritrovare dentro se stessi, malgrado tutte le difficoltà, la passione educativa.

(Tratto da “Religioni e Società”, 67, 2010, pp. 111-113, autore Verónica Roldán)